“OGGI SONO MORTO. DI DUKE ROBERTS”

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Dedico questo post a chi abbandona i cagnolini nei bidoni dell’immondizia… a chi pensa che i cani “siano solo bestie” e da tali vanno trattate. Ritorno con queste foto che sono poesia e infinito amore. L’amore gratuito e immenso che ci donano i nostri amici a quattro zampe. Grazie Bubba per essere entrata con il tuo tartufino umidiccio nella mia vita. Ti amo.

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Questa è la storia dell’ultimo giorno di vita di Duke Roberts, un labrador nero, un cane speciale. Jordan Roberts, lo aveva adottato quasi tre anni fa, dopo essersi innamorata di lui nel video che ne promuoveva l’adozione. Non molto tempo dopo, all’animale fu diagnosticato un tumore osseo. La famiglia ha tentato tutte le strade, purtroppo senza successo. Quando Jordan ha deciso che era tempo di lasciare andare Duke, ha chiamato un amico fotografo, Robyn Arouty, per catturare ogni singolo istante dei loro ultimi momenti insieme. La storia ce la racconta la sua padrona e mamma Jordan.

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 “Oggi sono morto. Di Duke Roberts”.

Oggi abbiamo organizzato una festa. Ho mangiato un sacco di hamburger.

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 Abbiamo riso un sacco.

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E ho anche pensato a tutte quelle cose che mi sarebbero mancate dopo.

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Ci raccontavamo barzellette.

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A volte eravamo anche seri.

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I bimbi della porta accanto sono venuti a trovarmi. Sono due gemelli. Quando gli hanno offerto i miei hamburgers, uno di loro disse: “No, grazie. Non voglio togliere il cibo a Duke.”

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Kristen è venuta a trovami. E’ troppo simpatica! E’ lei che mi accorciava il pelo. Ed è anche mia amica.

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Mentre aspettavamo il veterinario, Kristen voleva portarmi a fare una passeggiata. Poi qualcuno ha detto: “Che ne dite se andassimo a giocare all’acqua park in fondo alla strada?” Non ce lo siamo fatti ripetere due volte!

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“Lo sai che mi mancherai, vero?”

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“Ho bisogno che tu protegga la mia famiglia.”

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“Mi hai capito? Voglio solo questo!”

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Oggi ci siamo decisamente bagnati.

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E ci siamo divertiti.

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Abbiamo infranto le regole!

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Ho ascoltato i bambini ridere e giocare. E nel frattempo pensavo ai miei due bimbi a casa. E’ stato bello proteggerli.

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Poi mi sono rilassato.

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Non ho sentito alcun dolore.

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Oggi ho sentito solo amore.

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Ho detto addio alla mia amica Kira. Mi ha visto mentre ero alzato e stavo fissando tutti quanti prima che il dottore dicesse: “E’ giunta l’ora..” Ero stracontento e felice!

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Beh, non ho detto proprio addio. Ho detto semplicemente che ci saremmo rivisti.

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Sono stato proprio fortunato. Il nostro tempo è stato breve. Ma entrambe mi avete dato una seconda opportunità e l’abbiamo vissuta assieme.

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A presto! Duke

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Link originale: http://mydogislegend.altervista.org/la-storia-dellultimo-giorno-di-vita-di-questo-cane-raccontata-attraverso-delle-foto/

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“A.H.E.I.A”

“MARIA GABRIELLA MEMORIAL”

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Passa come sabbia tra le dita un nuovo giorno.
Nuovo, eppur vecchio, eppur colmo di pianto.
Fugace è il minuto che ti ricorda;
Eppur non passa mai, come il buio che ci stringe.

Cadesti. Ora anche il tempo tace e la tua assenza
dipinge di silenzio, colore d’ombra, l’anima nuda.
Mancherai; Nelle mani laboriose, nelle iridi velate
di lacrime e al sole che tramonta.

Mancherai quando piove, mancherai alla neve; al mare.
Mancherai nei miei passi,
nel mio lento incedere, mancherai alle persone della mia vita.
Quelle che ti ameranno sempre.

Quelle che non ti dimenticheranno mai.

 

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MariA Gabriella R.

12-Maggio-2007/12-Maggio-2014

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“LUX AETERNA”

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Dismetto all’imbrunire questi occhi di vento,
illibati e scavati da neri prati.
Volo radente nell’aere di gelo.
Con un velo intessuto di sale e seta,
destinato all’oblio, mi celo.

M’appoggio al tuo cuore di pane,
sul tuo sguardo che indaga, tra pieghe di carne e pizzo cromato, la pelle.
Fuoco accerchiato nei lombi, il tuo masticarmi.
Fuggi, sempre, con il tempo
come zavorra tra le dita.

Corre da una vecchia radio il canto d’un violino legnoso,
come una rosa di vetro sopra un libro chiuso.
Cerco in una tasca bucata il calore delle tue carezze,
trovando ciò che dimenticasti ieri,
una caramella di dolore e anagrammi di neve.

Baci pulsanti e intrecci di mani,
e nostalgia; Maledetta.
Impronta cruda sulle lenzuola, la Tua;
Essenza fluttuante come una barca che punta a ponente.
Stringiti a me, in questa sera che profuma di niente.

Lux Aeterna,
Sacro Lume che nulla dimentica.
Neanche l’amarti;
Neanche la tua voce;
Neanche me…

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Immagine: Google immagini

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“CENERE E VIOLE”

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Vieni, è ora di andare.
Spoglia le tue membra e
vestìti con un cappotto di sale.

Fiocchi di neve,
sul tuo volto,
come cenere di viole.

Portami via.
Mi farò piccola;
un’invisibile atomo di polvere.

Portami nelle tasche
ripiegata nei bordi
come una foto sgranata.

Tremore mutabile
d’ali friabili
su di un livido che duole.

Tu,
come cenere;
Come viole.

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Immagine: Google Immagini

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“ALMOST BLUE” Sinestesia con il Pittore Roberto Matarazzo

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[Almost Blue]
E’ quasi blu quest’alba che mi gratta gli angoli sporgenti.
Il castello, dormiente,dalle vetrate nebbiose mi saluta.
Sembra immobile, ma pulsa di cuori congelati.
Anime affamate d’amore e vestite di dolore.
Sulle labbra il gusto del caffè e dei baci mai dati.

[Almost Blue]
E’ quasi blu l’odore del sangue nei ricordi.
Amalgama d’erba verde bagnata e di giallo
sole violato.
Mi manca il mare e il respirare delle barche
Ho poche ali con le quali volare, ma forse per domani bastano.

[Almost Blue]
E’ quasi blu, che forse tra un attimo si muore per sempre.
E’ così semplice da dire che sembra una canzoncina per bambini.
Tornerò da te e avrò un po’ di silenzio da smaltire,
assieme a sogni che sono la mia sola compagnia.
Granitica solitudine.

[Almost Blu]
E’ tutto quasi blu, che sembra immacolato e perfetto,
rendendo affilata la nostalgia che mi spinge a camminare.
E mi perdo un attimo tra volute di fumo.
Serafico mortale abbraccio.

[Quasi blu]
Come le stele dei miei palmi crocifissi,
anelli di congiunzione tra la mia labile gioia,
e la fottuta mia disperazione.
Così Blu da sembrare Nero.

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“Dalle infinite suggestioni che la Lirica dell’Amica Emma Vittoria F. Dall’Armellina possiede,
una mia lettura sinestetica dalla titolazione: “La Poeta del Blu verso il Nero. Nel Colore del Sensorio-Femmineo.”.
Nel ringraziare la Gentilissima Amica-Poeta, Emma Vittoria, per cortesia e disponibilità,
sottolineo la Sua capacità di trasmettere emozioni, emozionandosi”… Emme Erre-Roberto Matarazzo.

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Ripropongo “Almost Blue” affiancandola alla “suggestione pittorica” che Roberto, caro amico, mi ha riservato. Ecco che il blu si tramuta in un arcobaleno di colori. Il viola, il rosa e le infinite sfumature, di femminea natura, che esplodono nella tela, fino ad implodere negli occhi di chi sa vedere.  Ecco il fluttuare denso dei colori tuffarsi, dolcemente, nel nero che mi contraddistingue. Ecco la poesia tramutata  in arte. L’arte di Emme Erre… Artista stravagante.

http://www.robertomatarazzo.it/

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“MANI NUDE”

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PHOTON

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Nel crespo d’un cielo di ruvide stelle
liscio lo sguardo sul niveo tulle di pelle.
Ammassi di sangue lievi come neve,
come sassi sulle vene.
Passi che sanno di vento
e mani inermi impregnate di pianto.
[Urla il vento]

D’amaro mare odora la tua assenza
Essenza d’inchiostro sulle iridi vuote.
Incastri di cuore e ardesia.
[Rumoreggia l’onda]

Mentre ti fai corda,
mentre mi tramuto in lama,
cade dal cuore una stilla di gelo.
E quando il mio vuoto ti convoca, ti trovo dove sei.
Tra le mani;
Oltre un battito d’ali.
[Tace il mondo]

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Immagine : Google immagini “Hands”

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“INDACO E PORPORA”

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Sono d’indaco e porpora queste nubi che piangono.
Sembrano meccaniche e d’amianto, ma vivono,
arrivano da te, sfiorandoti, piano.

Piano, lascio scorrere tutto troppo piano.
Forte, nostalgica l’essenza, che strappa la pelle
per riparare la malinconica, nostra, assenza.

Mi sfioro, mi sfoglio, mi spoglio,
mi perdo tra volute di fumo,
e ritrovo te dove sei sempre stato.

Nell’infinito attimo che tingendosi
violaceo, trafigge il silenzio che c’e’,
scrivo con il cielo la musica per un cariollon.

E t’attendo,
rattoppando strappi di vene,
nel crepuscolo che ruggendo sovviene.

L’indaco e il porpora si fondono scuri,
e il mio sospiro ha poche parole.
“Ti amo.”

Il viola tace e con esso tutto il resto.

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L’immagine è di Marta Bevacqua Photography,a cui va un ringraziamento speciale.

http://www.martabevacquaphotography.viewbook.com/

EmmaVittoria F. Dall’Armellina©Copyright2011/2013

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“VENE D’ALICANTO”

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  Ho qui le tue mani,
[Qui] dove s’intrecciano vene e rami d’alicanto.
Dove germoglia la tua assenza.

Ho qui il tuo sguardo,
[Qui] a nascondere gli occhi,
tra stracci di nuvole chiare e miele.

Ho qui la tua anima,
[Qui] dove il dolore trapassa qualsiasi barriera.
Anche la più spessa, anche la più densa.

Sei qui, dove piove nebbia d’amianto,
[Qui] dove divampa il dolore.
Tu, che sei un colpo di frusta, sul cuore.

[Qui] L’eterno, vinsi, urlando il Tuo nome.

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Immagine: “Rough Sea” By Philomena-Famulok

Devianart

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“EROSIONE D’ONDA”

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Respirare mercurio, mortale,
nel vestire nuda epidermide d’odorosa gardenia.
Dolore di chi porta in braccio chi è amato e morto.
[Erosione ibrida d’onda]

Le mie parole sono poesia che mente.
Lustrare bugiarda mani di vetro e
pulire con fango il viso bianco.
[Imploro un sorso di pianto]

Antica storia di ombre che si’ allungano nei tempi,
dove chi resta calpesta tombe,
friabili, come il mio spirito che soccombe.
[Scivolerò dove il tempo si blocca correndo]

Così, tanto per fare,
diverrò vitrea in una goccia d’ametista
su terreni sbilenchi di ginestra.
[Carne d’anima in tempesta]

Cullata da amniotici flutti,
feretro dorato naturale, ondeggiare di mare.
Inviolabile armonia, spezzata, come eucarestia.
[Dannata-Nenia-Nonsense]

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Immagine: Fertig by Lisadenise – Devianart

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“ANIMUS VOX”

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Ti consegno la mia anima,
Ti affido pochi istanti di fiato
perso tra le note di piano
e mi arrendo al tuo amore,
che scava questo mare ghiacciato.

Ti dono le mie mani che si fanno rami all’alba,
Te le porgo richiudendovi sopra le tue mani,
Crocifiggendo dolori profani
e m’inabisso tra lucori lontani,
Liberi e Schiavi.

Ti dono i miei pensieri,
Sfilacciandone le trame,
rattoppandone l’ordito,
ricamando lo squarcio atroce, che d’assenza,
il cuore non sopporta.

Sfiorandoci le carni affondiamo l’eterno,
Santi e Carnefici all’inferno.
Appartenersi non è altro che guardarsi;
E scegliersi.
E amarsi; Oltre ogni morte.

Ti lascio poche righe. Disegnale.
Fanne brandelli, strappale in coriandoli.
Tienimi per mano.
Il cuore è solo un muscolo e l’anima è solo un luogo;
Il luogo dove Ti ritrovo. Sempre.

 

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Immagine: Google Immagini

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“CRISTALLI DI VELLUTO”

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Sento la tua essenza silente, viva,
tra gocce di sole ed il pianto, tra rose e mirto,
qui, dove il mio essere pioggia non sa farsi canto.

Abbraccio le frustate degli inverni,
sulla mia schiena di nuvole e vento,
qui, dove è inciso il tuo odore.

Nutrirò il dolore con l’amore,
ed avendoti sempre saputo,
tramuterò meteore nude in cristalli di velluto.

Sei danza che intarsia il tempo,
silenzio assente di respiro,
intreccio di vento da accogliere in grembo.

E nel riviverti, t’amai.
Foglie, viaggi, laghi, l’Eterno e l’Oltre.
Ma una cosa colsi in te; L’Anima.

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“ASYLUM”

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Sono un involucro vuoto,
un cristallo sporco,
una rupe da cui lanciarsi.
Mi accorgo che le ali di cui ne decanto la forza,
altro non sono che protuberanze implumi.
Sono un niente che mente,
una stilla di vento,
una fiamma, che troppa oscurità propaga.

Mi aggiro, qui, senza nome,
in quest’attimo triste,
prima di chiudere gli occhi e il cuore
alla malinconia di marzo.
Persi l’innocenza, nel chiederti asilo,
ai bordi di una pozzanghera,
troppo profonda…
…anche per me.

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Immagini: Gif Tumblr Goolge

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” COME FOGLIE D’INVERNO…”

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Ricamo con farfalle
e soffi di vita i capelli ribelli.
Ramati e vivi come foglie d’inverno.

Nell’ultimo abbraccio,
l’anima tua ha lasciato il calore sulla mia pelle;
marchio a fuoco.
Destino dipinto con colori di miele.

Pellegrine mani e sguardi bambini.
Labbra su labbra.
Dita superstiti su marosi inquieti.
Orfana pagina buia, dal dimenticato dolore,
intrisa di me, di te e dei nostri occhi.

T’aspetto,
raccogliendo petali di sole e sorrisi.
Li spargerò nei metri che ci mancano,
coprendo oscuri marmi,
e spasimi azzurro cielo.

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Immagine: Google Immagini

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“PHANES”

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Le scie lontane d’un lunare ingranaggio,
sono canti d’airone,
chiavi di volta nello stridio di una canzone.

Intaglio a scroscio emozioni,
tra lucori assorti,
d’un rossore che percuote il volto.

Affresco di Te questo luogo sepolto.
Vestigia sanguigna di strazio alla deriva.
Profondo spazio, d’infinito avvolto.

Luciferino astro,
che aspro,
s’inabissa sulla Sua Luna.

Ti Ho.
Perchè sei Tutto.
Tutto ciò che non dovrei avere.

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Immagine: Google

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“ORA, QUI, OLTRE…”

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Specchio infranto,
oltre l’infinito
di universi
e giorni.
Ali spiegate al vento
come l’eco
di rugiada
dopo l’alba.

Ora, qui,
oltre le immagini,
nasconde oblio e memoria,
nel canto dolce
dell’abbandono
e urla
il suo guaito
lungo le colline
ormai innevate.

 Di : Ninni Raimondi©2012

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Immagine da Web

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“COPRIMI CON LE MANI”

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La totale immobilità della frenesia,
nel silenzio, violini suonati dal vento.
Ipocrita musica ed ipocrite voci,
mentre il sole si prostituisce alle nubi.

Piccoli dolori come giri di corda sulla pelle,
piccole zavorre agganciate alle ossa.
E’ uno sbattere d’ali nere nell’aere,
che mi nutre, affamandomi.

Dammi un attimo per leccare poche gocce ematiche,
per urlare muta, urlare senza occhi,
appoggiare la testa sul tuo grembo
e sognare carezze che non feriscono.

Coprimi con le mani.
Coprimi con il tuo cuore nudo.
Coprimi di riverbero dorato, in questa notte buia,
lunga un attimo; lunga un secolo.

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Immagini da web

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“FREDDY MERCURY”

“PUZZLE”

Mi parli di vetro
con la bocca piena di dolore e verità.
Su cieli violacei,
ti libri come aliante,
mischiando libellule di fumo
e fiamme speziate.
Basta un minuto
perchè il sole si rabbui.

Del morire d’intenti,
forse posso fermare lo strazio.
Assolvere il nero in nebbia,
e attorcigliare dita.
Perchè ho labbra finite
al cominciare del rebus.

Puoi sempre seguire gocce
di stelle strisciate sull’asfalto,
o fra l’erba dell’assurdo.
Lì, m’attarderò,
a cucire tessere mancanti di puzzle.
Pezzi trasparenti, convessi e concavi,
che lacrimanti,
ti delineano.

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Immagine : Google

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“AMORE PROFANO”

Amore Amato, d’Amor Profano.
Elevami
su creste d’onda che s’inclinano di lato,
su placide spume di prosciugati mari.
Germogliami nel grembo,
d’un verbo che ti rifletta.
Impalpabile ala di tempesta.
Sussurrami
cantilene dimenticate.
“Dove voli questa notte?”.
A chiara voce mi chiami,
sorretto da ritratti di sale,
tra brume che non riesco a navigare.
Sollevami,
stringimi le mani.
Dissolvimi in farfalle,
in spire di mortali serpi.
Le stringerai al  petto
trovandone  conforto.
Innalzami,
sorreggimi a piedi scalzi,
tra lettere di un Ti amo e di un Addio
che vorrei urlare,
ma che orfana di Te
non oso pronunciare.
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Immagine: Google
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“MORPHEUS ET LYSSA”

Inferno d’attimi nel vibrare di sensi, squarciati.
Un cerchio fumoso si chiude sopra un baratro senza fondo,
dove gemiti sincroni diventano macabra sinfonia.
Danza violenta, diafana, tra note di violino.
Candele, profumo d’incenso rosso,
sentore di corpi intrecciati, sesso.
Amore d’arcaico divenire,
ritrovarsi, persi, venire …
“Morpheus et Lyssa “.
Deposta martire, blasfema e divina,
schiava del notturno,
che padrone, senza senso, occuperà il tuo posto.
Legherò il tuo odore al mio polso, come un nastro.
Tornerai tra qualche ora,
con in tasca tenere carezze, naufraghe d’amarezze;
un arcobaleno nerastro di pensieri in fiore,
e un requiem ancora da inventare.
Lascio volare un nostalgico scritto;
Che ti vesta, scaldandoti.
Di plastica quest’aere,
che, per un attimo, diventa acqua di mare.
“Prendimi e perdimi ancora”.

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Immagine : Google

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“ABSINTHIUM”

Nel rilegare arti al corpo,
m’insinuo come ago sulla tua carne.
Avvicino straziati lembi.

Veloce il dolore,
sorso amato da ingoiare.
Sangue e assenzio.

Lento incedere sugli angoli di una sfera.
Cammino dentro Te e su chiodi.
Come in un malinconico tratteggio,
D’amaro assenzio.

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Immagine: Ineedchemicalx by Devianart

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“PHOENIX”

Ricordi affilati come pugnali
oggi penetrano nella carne come piume,
e i passi trascinati nell’aere,
oggi, si trasformano in  petali di cenere.

Con un  bacio che mi hai lasciato,
sto uccidendo la solitudine.
Con il calore delle tue ali alabastrine,
hai tratto le mie spoglie in salvo.

Nel non luogo,
che tutto disperde,
inchiodati su travi di vento,
insieme, prendiamo il volo.

Su cieli scuri,
come pozze d’inchiostro,
e su paradisi in fiamme,
stiamo fermi.

Ti sento piangere lontano da me,
ma riconosco le tue lacrime come se  fossero qui.
E le invocazioni non sono abbastanza
per consacrare antiche rovine, così amate e così rare.

Così care.

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Immagine: Free Web

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“BIANCO SOLDATO”

 

Pesa come masso di vento questo pensiero di vita,
ellittico e incrostato di perle brunite.
Ho strappato fasce muscolari,
per farne nastri colorati di rosso e oro.

Ho lisciato con mani storte,
il velluto della pelle che ti veste,
e ho domato amanti puttane
per poi buttarle da torri di ghiaccio.

Ho versato secchi di pianto, ma il risultato non cambia.
Sento l’eco del vuoto che abbaia.
Sento il vibrato farsi roco.
Mancano ghiere per far girare meccanismi bloccati.

Sul trucco manca il viso,
sul corpo mancano emozioni nuove,
sui battiti scivola un pugno pulsante di fango.
Trenta compressioni come trenta denari.

Sbilenco di lato, nascosto poco,
un bianco soldato mi guarda;
è un bimbetto silenzioso e ceruleo.
Ha occhi pieni di vuoto brillante.
Sorride; troppo piccolo per esser uomo.
Troppo grande per esser innocente.

Resteremo seduti a terra.
Fianco a fianco.
Come foglie cadute a novembre.
Guarderemo lontano, dove il niente stride piano.

Saremo un piccolo dettaglio,
di quelli che non  si vedono mai,
ma che si amano per sempre.
Sempre.

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Immagine: Web

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“AGRIMONIO E SALE”

S’infrangono ricordi e dolori,
nel peregrinare d’ore.
Succede…

Quando la mia bocca sfiora il vetro,
le mie labbra espiano parole silenziose
e curo le ferite con il sale.
Avari desideri scompongono gli arti che ci congiungono,
come l’esile sussurro del mio mondo sommerso,
come il suono roco di una voce sdrucita.
E taccio nell’assenza,
che afona del tuo nome urla aspramente.

Morirò prima di destarmi ancora,
sognando ali sporche e corpi contumaci.
M’adagerò sul tuo odore d’amore,
e sul tuo corpo d’Agrimonio e Miele.
Succede…
Quando il polpastrello si muove,
e graffia la trasparenza del vento,
unendo lentamente missive e tracce di croci.

E Vivrò,
nel diario dei tuoi olocausti, di dolore perfetto,
quelli che scrivi tutte le volte,
e che divampano rapidi sotto le fiamme del mio sguardo,
sotto il piovere lento del nostro pianto,
impercettibile.
Come il sentore d’Agrimonio e Sale.

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“LA NOTTE E LA MORTE”

La Notte conobbe la Morte.
S’ innamorò del suo odore di terra bagnata, di pianto.
La morte s’addentrò in anfratti taglienti, aguzzi come denti.
Caddero vesti dipinte di stelle,
mentre la Notte scioglieva, di cometa, i capelli.

La Morte, come oscuro padrone,
le impose  il dolore nel strapparle l’imene.
La chiamò madre, figlia,
amante, ed eterno amore.
S’adagiò su di lei come nera nube sopra al sole.

Zittirono le folgori,
si fermaron le maree.
Madre terra accolse il sangue,
azzerando il tempo del lento mutamento.
Il silenzio si tramutò in canto.

 La Notte e la Morte. L’Amore.
Lontani eppur vicini,
scivolarono insieme su tele e vessilli,
su ombre e destini,
Su strappi di mani, catene e castelli.

Ed in spirali fuse,
la Morte e la Notte,
si dispersero come tormenta.
Respirarono solo per svanire;
Sparirono dagli occhi di chi voleva toccarli.

Soli ed evanescenti,
come sogno.
S’amarono.
Perfetti,
come cerchio.

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Immagine: Free Web

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“MARE E FULIGGINE”

Lotte e notte di solitudine.
Respiro mare e fuliggine.
Nuda in te, parevo più del suono;
Muta di te, valevo più del tuono.

Ora d’un tempo argentato
e d’amor d’oro fatato,
d’un passato futuro mi vesto,
muoio, m’arrendo, resto.

Verso l’esterno; Verso l’eterno,
verso questo mondo che mi disconosce,
va in alternanza il suono cupo d’un piovasco,
dove ti cerco.

Mani, occhi,
cuore ad arco,
impasto sacro di sangue e vene,
nasco e in Te, resto. Come polvere.

Mare e Fuliggine

*******

Immagine: Free web

*******

 

 

 

“PANTA REI”

M’aggrappo su questa fune di nubi nere.
Equilibrista malnata, sporca di grazia,
ectoplasmica figura, sorretta dal vento.
Merletto sfarzoso, di ricamata morte.

Le gambe posate in disparte,
sopra distese di stelle funeree.
Disegno inverso, trasformato e cremisi.
Di mani svuotate, dalla forma di dalia.

Stanotte scrivo di nuovo.
Nel silenzio che m’avvolge di grazia e orrore.
Anelo la quiete negandomi il sonno,
lasciando scorrere il dolore dalle dita.

Nello stillicidio di lettere annego la mia dolcezza,
cronica malattia che curo di notte,
quando nessuno s’accosta ai miei seni.
Quando nessuno s’abbevera ai pianti stanchi.

E dell’Addio s’imputerà il destino.
Mentre io continuerò a volerti,
nella volgarità di un impulso,
dal blasfemo nome che mi ricorda te.

“Amore”.
“Ama Me”.
Come Sigillo antico,
di una fugace promessa.

Nel tutto che scorre.

*******

Immagine: Free web

*******

 

“INSIEME”

E’ il Tuo Amore, che ho vestito nel tempo.
E’ il volto forte del leone.
E’ il dondolare d’onde del capitano, a rendermi forte. E felice.
Vissi di poetare e d’imbrunire gentile.
Mischiai le membra alle onde di mare,
i pensieri lasciai nel velluto scarlatto volare,
e Ti lasciai sbocciare in cuore.

Ritorno qui,
come ectoplasmica presenza, a scrivere di Te.
Incido i Tuoi baci su queste mura d’antica conoscenza,
mentre il tempo s’adagia tra le dita.
Quieto il dolore nello spazio senza calore.
Brandello di spiaggia che annega nel mare.

Fuggevole come istante, la partenza.
Sepolcro che custodisce sanguinanti pensieri cesellati in argento.
Cripta che raccoglie rantoli di vita,
che boccheggiano senza ossigeno e rugiada.
Tomba come giaciglio di due cuori stanchi di battere,
ma che osano scalpitare ancora.  Insieme.

*******

Immagine: Free Web

*******

“ESTASI E DELIRIO”

 Battente, l’ora senza tempo.
Ritmica cadenza di velluto vetroso.
Lampo d’attesa sulla pelle d’avorio,
di denti sui nervi.
Folata di vento nero,
stagnante e vitale.

Mi specchio sulle tue scure iridi nude.
Sono così cieca da non scorgermi più,
neanche attraverso una nuova visione.
Non ho dita a sufficienza,
per aggrapparmi su ciglia appuntite;
nè unghie con cui graffiare l’assenza,
che lenta, evapora dai sensi cadaveri.

Riversati ed esonda sulle mie labbra schiuse
che anelano il gusto della tua essenza,
evanescente come ali di farfalla.
Puniscimi,adesso,
nel possesso di poche gocce eburnee,
liquide serpi morenti, sui miei seni fermi.

Fatti bastare la giugulare,
compressa di memorie pulite,
e di sangue dai pensieri osceni.
Fatti bastare le poche righe di questo scritto,
scarabocchiate
con un gemito d’abbandono.

*****

 

“19 MARZO”

Per quei Padri Amati e Persi.

Vivi o morti.

Per tutti i Padri.

Anche per il Mio.

*****

Immagine: Web

 

“PETALI E SILENZIO”

Eterno infante vestito di morte
le Tue ferite mi fanno male;
come fiore che muore all’alba,
come lama che spacca le ossa.

Nel segnare queste parole,
sciolta nell’eco del Tuo male,
mi accosto a Te,
nel lento morire che fa vivere.

Perle rubizze su merletti di vene,
una corona di spine come cappello,
e un castello di lame
da trasformare in vascello.

D’impotenza ne feci fardello,
e  del Tuo sangue ne feci mantello.
Occhi troppo piccoli,
e gocce troppo grandi per poterle asciugare.

Imbavagliata dal sottile dolore,
raccolsi tra brume di sale, i Tuoi resti e l’amore.
Inventai fiori di ciliegio e vane preghiere,
e m’increspai come onda, dentro al tuo cuore.

“Nel Silenzio,
 posi  petali d’infinito Amore”.

*****

Immagine: Mizu-Gon Jinn

“CIAO LUCIO”

“CARUSO”

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento
un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto
poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto.

Te voglio bene assaje
ma tanto, tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint’e vene sai.

Vide le luci in mezzo al mare
pensò alle notti là in America
ma erano solo le lampare e la bianca scia di un’elica

sentì il dolore nella musica, si alzò dal pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte

guardò negli occhi la ragazza, quegli occhi verdi come il mare
poi all’improvviso uscì una lacrima e lui credette di affogare.

Te voglio bene assaje
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint’e vene sai.

Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso
che con un po’ di trucco e con la mimica puoi diventare un altro
ma due occhi che ti guardano, così vicini e veri
ti fan scordare le parole, confondono i pensieri

così diventa tutto piccolo, anche le notti là in America
ti volti e vedi la tua vita come la scia di un’elica

ma sì, è la vita che finisce ma lui non ci pensò poi tanto
anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto.

Te voglio bene assaje
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint’e vene sai…

*****

“SE NON CI SEI”

Quando non ci sei,
invoco il Tuo Nome.
E’ un sussurro, come una preghiera;
Come una musica di piano nel pianto.
 
Mi disarmo e m’arrendo a questa notte,
che maledetta, oscura la luce argentata del giorno.
Trascino pensieri tra pagine fluide e perle di ghiaccio,
ricamando sulle labbra la nostalgia che ho di Te.
 
Ti ritrovo in un sospiro di quiete,
mentre m’accarezzi il volto,
mentre m’azzurri il sorriso sbilenco
e mi rattoppi le iridi scolorite.

E Se avanzo uno straccio di incoscienza,
un boccone umido di luna piena,
un chiodo freddo di sole arrugginito, avrò Te,
una moneta d’incanto e una vela per volare.

“L’ANTICA DAMA”

Occhi vuoti di ricordi
e mani colme di onirici disegni.
Ectoplasmiche figure,
danzano, come angeli asessuati
sul lento peregrinare delle ore.

Pianti,
sussurri e disperate voci,
dense come coaguli
invadono ventricoli
d’un granitico cuore.

Raccontasti il debordare del dolore,
che affilato come rasoio,
s’adagia su questa pagina lignea.
Rumore amato e fermo,
ritmico pensiero scardinato nel tempo.

Anni persi e ritrovati, cullati tra i seni.
Mani e labbra cucite insieme.
Come stridulo gorgheggio di cigno,
il gutturale canto dell’Antica Dama,
che t’ Amò, risorgendo da Mille Sepolcri.

*****

Ph: Free Web

“SEMPRE …”

Recidiva esule di me stessa,
disegno cangiante di polvere d’ossa.
Figlia persa d’un Tuo abbraccio.

Arti lesi
e mani lievi, Io,
come il garbato ricamo d’un violino.

Amo Te, lunare anima d’un tempo che scorre 
oltre lo sciabordìo di pagine salate,
oltre il sangue e lo spirito indòmito.
 
Noi,
drappi e grappoli di sferee braci.
D’un cuore che tace.

Stanotte, ti regalo parole non dette,
infilate come perle rosate
sul filo impalpabile dei pensieri.

Siamo infiniti Noi,
come carne nella carne,
come i sospiri fugaci d’una luna che s’adombra.

Nacqui in te; tra un bacio e una lacrima.
M’accostai piano al tuo cuore, per non farti male.
E lì mi troverai. Sempre.

*****

Da leggere ascoltando:http://www.youtube.com/watch?v=nkOo_cFTJMM&feature=related

Ph: Free Web

“FREDDIE… 1991-2011”

 http://www.youtube.com/watch?v=qn1ZEjKSiOQ

“I Was Born To Love You- FREDDIE MERCURY (Queen)”

I was born to love you
With every single beat of my heart
Yes, I was born to take care of you
Every single day…

Alright! Hey hey!

I was born to love you
With every single beat of my heart
Yes, I was born to take care of you
Every single day of my life

You are the one for me
I am the man for you
You were made for me
you’re my ecstasy
If I was given every opportunity
I’d kill for your love

So take a chance with me
Let me romance with you
I’m caught in a dream
And my dream’s come true
It’s so hard to believe
This is happening to me
An amazing feelin’
Comin’ through

I was born to love you
With every single beat of my heart
Yes, I was born to take care of you
Every single day of my life

I wanna love you
I love every little thing about you
I wanna love you, love you, love you
Born – to love you
Born – to love you
Yes I was born to love you
Born – to love you
Born – to love you
Every single day – of my life

An amazing feelin’
Comin’ through

I was born to love you
With every single beat of my heart
Yes, I was born to take care of you
Every single day of my life

Yes I was born to love you
Every single day of my life

Go, I love you babe
Yes, I was born to love you
I wanna love you , love you, love you
I wanna love you
Hahahaha…it’s magic! (what’s?)
Hahaha!
I get so lonely, lonely, lonely, lonely
Yeah, I want to love you

……

“I was born to love you. Every single day of my life”.

 

 

“L’ INIZIO”

 

E dell’invida etade
fra l’oblìo, di profumo orno e di vita
la corona, che cade
a la fronte del bardo isterilìta.

Scorticar di mani su nocturno catafalco,
arsi di venti,
dondolar sensi frementi d’anima,
lungo la crucis via di cuori feriti.

E le vocali corde,
a cui de le conserti ali fa velo,
ignoto genio affida
l’eco che, per i templi, erra del cielo.

Di passi scalzi, su terra nuda
e di lacrime asciutte bagnata,
trovo te, fuso sul mio grembo e tra le braccia.

Quando al morente Sole
il ramingo usignuol, di fronde in fronde,
mestamente si duole,
e dell’aura al lamento il suo confonde.

In fondo ad antichi viali, passeggiando,
colle ali strette al volo;
O nelle stanze segrete dove doni respiri,
m’adagiai, di purpureo velata.

Quando, all’alma rapita
piove pe’ cieli una melode occulta.
E di luce la vita
e d’aurei raggi incoronata esulta,

Come  montagna che alterna gaiezze al dolore,
d’un salire e discendere,
spogliando l’albore per indossare l’amore.
 
E qual dal Tuo amor, di baci avea,
sponda agli algosi tàlami
i fremiti d’ignoti inni correa,
di quell’arpa il lamento
ne la rorida ondeggia urna del fiore;
e su l’aperte piume,
del flebile concerto
l’eco accogliendo, che pe’ cieli udìo,
brilla il pensier e s’agita,
mistico anello tra la polve e Dio.

Ninni Raimondi & Emma Vittoria

***

Ph: “kwerfeldein”

“TRE MINUTI, TRE ORE …”

Tre minuti, tre ore.
Filastrocca del dolore,
cantilena danzante d’ore buie, bare.
Strappo piano, piume e garza,
per  farne ghirlanda,
per ornare, quando vieni, le tue mani.

Tre minuti, tre ore.
Misura concava d’un cuore nero,
sudario di sangue nel riverbero d’un cero.

Tre minuti, tre ore;
respiro per svanire,
nel canto stonato del morire.

Tre minuti, tre ore;
d’un destino più orribile della morte.
Vivere senza il tuo bene.
Onirico passaggio, d’arcano segno.
Lascio un urlo solo; spettrale.
D’amore amato, amaro come sale.

“NOCTURNO”

La mancanza di te scava e s’aggrappa con gelide dita
al vessillo di carne che portai in battaglia.
Io, esule persa nel nero.
 
Lame d’acqua uniscono cielo e terra
in notturne policromie, speziate e lucenti,
che domano anche la morte.
 
E mi inginocchio con te su un baratro d’astri,
sussurrando antichi canti,
ricamando preghiere con amabili resti.
 
Fammi vedere con occhi strappati,
 nutrendo le mie vene d’aria ed amore.
Resta pure tra fogli di mani,
 vivo dentro al mio petto
perpetuo nei battiti,
padrone di eterni attimi.

Ora che hai tutto di me

“…Se devi andare, vai…”

*****

Ph: Free Web

“ALA D’ALBA”

 

Dal notturno grembo strappo quest’ala d’alba.
Incateno il tuo volto
al mio sguardo alato.
Sulla via del cuore,
incurvata, come il dorso d’una bestia,
ho inciso un canto,
rubato all’oscurità del vento.

Lascerò qui, un solco sulla pietra.
Scivolerà una lacrima,
zingara,
sopra una sciabola.
Nell’opaca essenza d’una foglia che muore,
segno un’altro giorno,
da non vivere senza il tuo cuore.

E’ un dolce sanguinare,
morire sul tuo nome,
incollarti su labbra,
cucirti su vene,
e lentamente levitare,
fluttuando nel diurno,
come s’io fossi nuda onda di mare.

“BASTAVAMO NOI…”

 

E bastò solo un passo,
leggero, come una piuma,
veloce, come un batter di ciglia,
sicuro, come una roccia.

 

Volo immobile, sacro e senza mete.
E bastarono i nostri occhi a scavar caverne e tane,
per morir d’amore e rifugiarsi nelle ore.
Come vergini amanti nelle alcove.

 

E bastarono incisioni sulle carni,
segmenti lacrimanti sangue.
Era dannata, la  musica d’un carillon.
E muto, il  silenzio che ci aveva sempre accompagnati.

 Bastavamo Noi, a terrorizzar  l’Eterno.

*****

Ph: Free Web

 

“SENZA NOME”

Lancio pochi dadi, rendendoli piatti,
lisci e vuoti come monete argentate.
Giochiamo intorno a noi come fosse la vita d’altri,
siamo braccia intorno a braccia.

Silenziosi, ci stringiamo sottovoce.
Ed io non disturbo il vuoto che mi adombra,
custodito e incatenato,
come fiato dentro agli occhi.

Presenza mutevole, immobile, mai colpevole,
mi dibatto come falena alla luce.
E senza logica mi stendo su poche lettere a fondo pagina.
Perché siamo una manciata di numeri e facce lucenti.
 
Dadi d’avorio lanciati in un baratro opalescente.
Profondo, come fosse buio.
Lieve, come brina che risuona nell’aria.
Che lascia un segno, perso in una lacrima.

Senza Nome.

*****

Ph: Free Web

“RAMI DI CARNE”

Come albero senza rami,
in una spiaggia battuta dalla pioggia,
mi adorno di bagliori lunari e di notturno velluto.
 
Catturami come volatile preda, fatta soltanto di aria e di  piume.
Lasciami volteggiare su sorrisi azzurro cielo
in modo tale che io scriva parole al contrario.
 
Mi trascinerò su tacchi rasoterra,
togliendo ciglia finte e stille rosso sangue dagli occhi verdi.
Le sbarre alle finestre diverranno stelle filanti.
 
Le tue mani vestirò come abito sgargiante,
e t’abbraccerò con una ferita aperta sul costato,
accogliendoti tra i lembi staccati.
 
Ignorando chi taglia a pezzi le vene
e chi spezza rami di carne.
Con un sorriso fatto a ventaglio.
 
Planerò veloce e radente,
su umane povere contraddizioni,
frastagliati contorni di miele e nebbia.

*****

Immagine: “Liebespaar” di H.C.BERANN
 

 

ANDREA GRUCCIA

Per informazioni - Andreagruccia@libero.it

Opinionista per caso Viola

Io amo L'Italia ,io amo L'Albania, io amo L'Europa e il mondo intero.. .siamo tutti di passaggio in questo pianeta,quindi non bisogna essere egoisti,avidi,ma bisogna essere generosi con chi è meno fortunato di noi...io dono serenità se non ho cose materiali da offrire...basta anche un sorriso ...

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